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martedì 7 giugno 2011

Il mondo finirà per idiozia?


di Natale Zappalà
Si nasconderebbe un'apocalittica pandemia, originata da un nuovo, mortifero, virus dietro l'impressionante mole di comportamenti insensati dominanti le cronache delle ultime settimane. La sensazionale rivelazione è stata annunciata dall'emerito Prof. Filippo Maria Mustazza, il più grande interprete del profeta e taumaturgo Leonzio Copronimo, un dotto bizantino vissuto nel IX sec. d.C., il quale avrebbe preconizzato la fine del nostro mondo nell'anno 2011.
Nessuna apertura di sigilli, nessuna collisione con pianeti o meteoriti, niente diavoli o anticristi: secondo il Copronimo, il nostro pianeta collasserà in seguito alla diffusione di un morbo letale, che indurrà le fonti vitali della Terra all'autodistruzione. Il Prof. Mustazza, sulla base dell'analisi storico-filologica condotta sulle Sykonikà, il celebre poema con struttura piramidale composto dal Copronimo, ha individuato nella cosiddetta «idiozia contagiosa» il male oscuro che condurrà il mondo alla rovina. Di seguito il frammento esaminato dall'insigne studioso (Leon. Copron., Sykonikà, 69, versetto ventordici):

Venti dracme il leone di Britannia
ruggirà come tributo nuziale.
Le plebi impazziranno e Apollo si oscurerà,
Oceano seccherà e le stelle cadranno per disperazione
settemilacinquecento anni dopo Adamo
quando, nella terra di Taras, al villico divenuto eroe
saranno concessi culti e corone
e gli atleti menzogneri del circo
non negheranno l'evidenza.

Secondo la tesi del Mustazza, questo criptico passo descriverebbe la pandemia ormai in atto, offrendo inoltre dei precisi riferimenti cronologici, dal momento che il 7519º anno dalla nascita di Adamo (così i bizantini computavano gli anni al tempo di Leonzio Copronimo) corrisponde esattamente al nostro 2011.
Il «leone di Britannia» che esige «venti dracme come tributo nuziale» sarebbe da spiegare con la recente notizia relativa alla mostra allestita dai Windsor, la casa regnante inglese, nel corso della quale i visitatori potranno ammirare, pagando venti euro a persona, nientemeno che l'abito nuziale indossato da Kate Middleton, sposa del principe William.
Il «villico divenuto eroe», al quale «saranno dedicati culti e corone nella terra di Taras», si identificherebbe con Michele Misseri, che vive effettivamente ad Avetrana, in provincia di Taranto (l'antica città di Taras), l'unico reo confesso, accusatosi di un orribile omicidio, non soltanto rimesso in libertà, ma in grado persino di piazzarsi sulle reti nazionali (dietro lauto compenso?) per spiegare le modalità dell'uccisione e dell'occultamento del cadavere di Sara Scazzi salvo poi cambiare versione per l'ennesima volta. D'altro canto, l'opinione pubblica italiana, invece di condannare certi comportamenti obbrobriosi, no fa che parlare di «zio Michele» e, la scorsa domenica, due «turisti dell'orrore» hanno suonato il citofono di casa Misseri sperando in un autografo. Se non è idiozia contagiosa questa...
Gli «atleti menzogneri del circo», infine, sarebbero quei giocatori di serie B coinvolti, nei giorni scorsi, nell'ennesimo scandalo-scommesse. Uno di essi, Vittorio Micolucci, interrogato dalle autorità, ha candidamente ammesso di aver accettato dei soldi per combinare il risultato di una partita della sua squadra, l'Ascoli, ma lui, alla fine, aveva giocato bene, come al suo solito, rinunciando a una forte somma. Come dire, attestare l'esistenza delle porcherie all'interno mondo del calcio per poi cercare di dimostrare che tutto viene messo in secondo piano dalle virtù agonistiche del singolo. In dialetto reggino il tutto si riassumerebbe nella frase «Sa vulivunu 'mbiscari, ma ieu sugnu troppu forti!» (Avrebbero voluto combinare la partita, ma io sono troppo forte!). Anche questa un'idiozia bella e buona, a prescindere dalla supposta concordanza col frammento di Leonzio Copronimo.
In definitiva, la teoria del Prof. Mustazza sembra fondarsi su basi intepretative solide. Comunque sia, Leonzio Copronimo non appare meno attendibile di altre, sedicenti, figure di profeti come Nostradamus, Mamma Shipton o Malachia. Né tantomeno potrà mai essere discussa l'evidente proliferazione dell'idiozia contagiosa in seno alla società contemporanea, anche se pare che essa piaccia soprattutto ai bambini, specie per il roseo futuro che sembra aspettarli seguendo tale scia.
Insomma, se Copronimo e quindi Mustazza dovessero aver ragione, non ci resterebbe altro che pregare l'antichissimo animale totemico, invocato nelle opere del sapiente bizantino come l'unico rimedio ai mali di cui soffrirà il mondo: la crapa preistorica da corsa.

APPENDICE

Copronimo, in greco, significa «nome di cacca».
Sykonikà, in greco, significa «cose inerenti l'apparato genitale femminile».
Risulta vero che i Bizantini computavano gli anni a partire dall'età di Adamo, così come Taras era il nome greco di Taranto.
Il passo di Leonzio Capronimo, inventato dall'autore dell'articolo, è ispirato alle non meno stupide quartine di Nostradamus.
Il numero ventordici non esiste.
Non esiste il Prof. Filippo Maria Mustazza, né il morbo dell'idiozia contagiosa, anche se su quest'ultima affermazione, viste le recenti vicende, non siamo sicuri.
L'articolo soprastante, ovviamente, non è affatto veritiero, seppur animato da una cruda satira della società contemporanea. Ogni riferimento a previsioni, profezie, vaticinii o segreti di Fatima è puramente casuale.
Le uniche cose vere, purtroppo per noi, sono le notizie di cronaca riportate supra.

mercoledì 11 maggio 2011

Il trionfo delle bufale apocalittiche

di Natale Zappalà
Dedicato a tutti i boccaloni
che hanno creduto alla profezia
del sisma romano addì 11/5/2011

Da Costaviolaonline.it 11/11/2009:

Le ansie millenaristiche – ossia i timori di una prossima fine del mondo, spesso elaborati in forma di profezia – hanno spesso condizionato, nel corso della Storia, gli iperterriti creduloni. Molti pretesero di individuare in Silvestro II – al secolo Gerberto di Aurillac (950-1003 circa), il papa dell'anno Mille – l'Anticristo descritto dall'Apocalisse (pseudo) giovannea, solo perché si trattava di un uomo dottissimo e integerrimo – era un profondo conoscitore della cultura greca e di quella araba –, vissuto in un'epoca caratterizzata dalla frequente inadeguatezza dei pontefici, per lo più ignoranti e pervertiti da competizione (molti di essi conducevano vite dissolute, con figli e concubine al seguito che talvolta si ingerivano negli affari dello Stato della Chiesa, come l'ex prostituta Marozia, amante di Sergio III e madre di papa Giovanni XI).
Il mondo continuava tuttavia ad esistere, in barba al moltiplicarsi di profezie e vaticinii vari, sia dopo l'anno Mille, sia allo scoccare di ulteriori date, ogni volta additate come le tappe finali del destino dell'umanità: il 1300, il 1500, il Concilio di Trento, la Rivoluzione Francese e il 1999. Periodicamente, nelle città comparivano folte processioni di «flagellanti», uomini e donne penitenti che si infliggevano ogni sorta di auto-tortura al fine di espiare i propri peccati nell'attesa della prossima fine del mondo.
Le banche-dati da cui attingere o adattare vecchie e nuove profezie erano, di norma, il libro di Daniele, quello di Isaia e – soprattutto – l'Apocalisse, il celebre testo neotestamentario prodotto da una setta ebraico-cristiana nella prima metà del II secolo d.C. e falsamente attribuito all'apostolo Giovanni. Un'opera letteraria che trova significativi termini di paragone con testi apocrifi ebraici del passato, anch'essi basati sulla descrizione personale e visionaria di una paventata fine dei tempi a breve termine.
L'ampliamento delle conoscenze culturali coincise con la divulgazione delle teorie di nuovi e sedicenti "profeti" come Malachia, Gioacchino da Fiore, Mamma Shipton o il celeberrimo Nostradamus. Si tratta di autori a dir poco inattendibili, che godono tuttora di grande popolarità presso i posteri, grazie soprattutto all'infaticabile opera di divulgazione dei soliti scrittori ciarlatani, pronti a strumentalizzare per fini editoriali l'avida sete di misteri e verità occulte propria di una sempre più ampia fascia di pubblico; lo stesso pubblico che ha finanziato l'arricchimento di un romanziere sostanzialmente mediocre come Dan Brown.
Il trucco consisteva spesso nel comporre – è il caso delle quartine di Nostradamus – dei versi astrusi, al limite dell'incomprensibile, colmi di sventure e avvenimenti infausti in grado di sconvolgere la mente di un uomo del '500 (scismi religiosi, morti di papi e imperatori, pestilenze e invasioni turche). Ogni lettore, specie se disinformato in merito alla fisionoma storica di Nostradamus, leggendo questi versi, sulla base della propria estrazione culturale, sociale, geografica, può sostanzialmente ricavare ciò che vuole.
A riprova di ciò, ecco che persino il sottoscritto riesce a ricavare una profezia post-eventum interpretando una quartina di Nostradamus (Centurie, VI, 97): nella fattispecie, preconizzerò il celebre e sanguinoso attacco terroristico al Word Trade Center dell'11 settembre 2001:

Cinque e quaranta gradi il cielo brucierà
il fuoco si avvicinerà alla grande città nuova,
in un istante la larga fiamma farà un balzo
quando si vorrà far prova dei Normanni.

La città nuova (New York) si trova fra il 40° e il 45° parallelo; l'attacco avviene, in un istante, dal cielo che brucerà (i velivoli dirottati dai terroristi colpirono all'improvviso i due grattacieli). Quanto all'ultima frase – quando si vorrà far prova dei Normanni – posso benissimo arrampicarmi sugli specchi, spiegando il riferimento astruso agli Uomini del Nord nel senso di un mezzo di pressione psicologica (quando si vorrà far prova), volto ad impaurire con l'arma del terrorismo la società capitalistica nord-occidentale. Su illazioni come questa si fondano effettivamente le fortune editoriali dei moderni interpreti dell'astronomo francese.
Oggi, il pubblico è alla mercé della "profezia dei Maya", che prevede una "data di scadenza", per il nostro pianeta, fissata al 21/12/2012, sulla base dei calcoli astronomici effettuati dall'antico popolo americano. Se solo si prestasse attenzione agli studiosi di mestiere – e non ai buontemponi in cerca di successo mediatico e materiale, avvalorati dalle attenzioni che gli rivolgono programmi televisivi mediocri e speculatori hollywoodiani– si comprenderebbe immediatamente la colossale bufala di cui si tratta.
I Maya utilizzarono infatti diversi tipi di calendario; quello in questione, il Lungo Computo, si basava su una concezione ciclica del tempo, laddove la fine dell'ultima era coincide col 21/12/2012. Una data che rappresenta nient'altro che la fine di un ciclo e l'inizio di quello successivo. Non c'è alcuna profezia: si tratta di un banale calcolo cronologico. Per il resto – gli allineamenti planetari, le comete o le collisioni fra corpi celesti dai nomi esotici (Nibiru) che si leggono su Internet – basta recarsi presso un comune osservatorio spaziale per rendersi conto dell'assoluta infondatezza delle suddette teorie.
Insomma, il mondo, probabilmente, non finirà nel 2012, così come non è finito nel 1000 o nel 1300. L'unico modo per prevenire le REALI catastrofi verificabili, è quello di iniziare ad avere più rispetto nei confronti dell'ambiente in cui viviamo, adottando una visione ecologicamente sostenibile del rapporto fra progresso e pianeta; anche perché, credere in queste balordaggini, è una grave offesa alla presunta superiorità intellettuale degli umani sugli altri esseri viventi e nei confronti della natura che lo circonda.