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lunedì 14 novembre 2011

A CACCIA DI LUOGHI COMUNI: breve storia delle dissimulazioni religiose al potere

di Natale Zappalà (*)


Le religioni per così dire statali (quelle istituzionalizzate, o comunque percepite come “ufficiali” all'interno di un gruppo umano) hanno sempre svolto, da un punto di vista strettamente politico, il delicato ruolo di inquadrare il corpo civico, tenendone a freno e condizionandone il pensiero, attraverso ciechi dogmatismi o formalismi meccanici. D'altro canto, gli uomini di potere, consci di tale pregevole valenza, hanno sempre saputo celare dietro uno spietato pragmatismo un'ipocrita apparenza di pietas; in altre parole, mostrandosi ligi nel seguire ideologie, prescrizioni e ritualismi delle religioni tradizionali agli occhi del popolino, nel privato se la ridevano dell'ignoranza e della creduloneria della gente comune.
Tanto per fare qualche esempio illustre, nell'Egitto della XVIII Dinastia (XIV sec. a.C.), il faraone Akhenaton inventò la prima forma documentata di monoteismo, il culto del disco solare Aton, soprattutto per sottrarre alla casta scribo-sacerdotale devota di Amon-Ra (il sole mitologico) il prestigio derivante dal monopolio delle pratiche religiose connesse con templi, sacrifici e offerte. Questioni politiche ed economiche dunque, sapientemente mascherate dal ricorso all'ultramondano.
All'interno del mondo greco-romano la religione – il cui ciclo di festività aveva anche la funzione di scandire il tempo e ricompattare le cittadinanze attraverso processioni o banchetti rituali – si risolveva essenzialmente in un legame contrattuale fra uomini e dei: i primi onoravano i secondi, riservandogli l'onore (timé) che gli spettava, il tutto al fine di scongiurare un ipotetico castigo divino; questo, almeno, era quello che credevano le masse. Tale aspetto prettamente ritualistico induceva tutti coloro che avvertivano l'esigenza di intrecciare rapporti più “spirituali” con il mondo soprannaturale, rifugiandosi in culti maggiormente coinvolgenti come quelli misterici, durante i quali i fedeli ritenevano di instaurare un contatto diretto (detto di sympatheia, «patire insieme») con la divinità. Ciò non impediva a personaggi autorevoli come Alcibiade nell'Atene del V sec. a.C. di sbeffeggiare i celebri misteri eleusini, parodiando in casa propria quelle stesse cerimonie, per altro segretissime e aperte ai soli iniziati, in cui i suoi concittadini mostravano di credere così sinceramente.
Ma il primo posto nella speciale classifica dei grandi dissimulatori religiosi dell'antichità spetta sicuramente a Giulio Cesare, capace di conciliare una spiccata e snob laicità fattuale con l'esercizio della massima autorità sacrale romana, il pontificato massimo. In un contesto dove ogni azione pubblica era accompagnata dall'esecuzione di riti beneaguranti, gli auspicia, fu capace, quando inciampò malamente sbarcando in Africa durante la guerra civile, di volgere in positivo il presagio funesto, gridando: «Teneo te, Africa!» («Ti tengo, Africa).
L'avvento del cristianesimo non mutò l'atteggiamento degli uomini di potere: Costantino ne liberalizzò il culto per convenienza politica, avendo scorto nell'organizzazione ecclesiale, naturalmente gerarchizzata e dotata di un controllo capillare sul territorio, un efficace potere suppletivo delle autorità municipali romane in decadenza.Tuttavia, il buon imperatore non ne volle mai sapere di battesimo, se non in punto di morte e, per di più, ricevendo il sacramento da un vescovo ariano, un “eretico” per la Chiesa di Roma.
La lista degli aneddoti sulle dissimulazioni religiose dei potenti sarebbe troppo lunga se si enumerassero tutti i casi che affollano la Storia. Basterà, limitandoci alla Storia dell'Occidente e alla categoria dei papi, precisare che molti di essi, specie i più dotti (come Silvestro II, il “papa-mago” dell'anno Mille o Pio II, al secolo l'umanista, nonché autore di racconti erotici, Enea Silvio Piccolomini), furono tacciati di “ateismo”, proprio perché, al riparo delle esigenze spirituali delle moltitudini, se ne ridevano di dogmi e prescrizioni. Per non parlare poi di tutti quei pontefici – da Bonifacio VIII ad Alessandro VI, i riferimenti pullulano – che fornicarono, procrearono, specularono, raccomandarono e, soprattutto, strumentalizzarono politicamente il proprio primato sui cattolici, con buona pace della povertà evangelica, dei dieci comandamenti e di tutte le norme alle quali i fedeli erano invitati a conformarsi; «fa' come il prete dice, e non come il prete fa!», il motto è azzeccatissimo. Persino oggigiorno i beninformati sono pronti a giurare che nel segreto delle stanze vaticane il teologo Benedetto XVI la pensi diversamente da ciò che sostiene in pubblico circa la transustanziazione, l'omosessualità, il celibato dei preti, i rapporti sessuali prematrimoniali o sull'uso del preservativo.
Un uomo di potere, se si mostra “pio” risulta sovente bene accetto agli occhi del popolo, e questo a prescindere dal ruolo che egli ricopre; non a caso i capi di stato sono soliti farsi riprendere dalle telecamere quando vanno in chiesa o in moschea. Insomma, la Storia non è cambiata, e come sosteneva il cardinale Richelieu «saper dissimulare è la scienza dei re»; specie quando si tratta di religione, aggiungiamo noi.

(*) Fonte: www.natalezappala.it

mercoledì 5 ottobre 2011

Prove tecniche ante-comma 29

di Natale Zappalà


Il popolo del web, negli ultimi tempi, sta insorgendo contro la cosiddetta “legge-bavaglio”. Al fine di comprendere qualcosa in più sul tema, facciamo finta che oggi sia già entrato in vigore il Ddl 1415-A sulle intercettazioni, comprensivo del famigerato comma 29, quest'ultimo oggetto di feroci critiche soprattutto da parte dei portali informativi online e dei bloggers, in quanto percepito come un grave smacco all'inalienabile libertà di pensiero e di espressione.
Presentiamo dunque ai lettori un articolo di prova in cui verranno elencate miriadi di falsità:

"Il Belpaese"

In Italia si investe sempre e solo sulla cultura. Non potrebbe essere altrimenti, dal momento che si tratta dello stato più civile del mondo per tolleranza, qualità della vita, prodotto interno lordo, occupazione, anche perché da sempre guidato da una classe politica illuminata e all'avanguardia, malpagata e senza alcun privilegio, caratterizzata da una condotta morale impeccabile.
Non ci sono caste in Italia: chi sbaglia paga, dal magistrato al presidente del consiglio. I cittadini godono di piena libertà di espressione e di culto; tutti possono dire o scrivere qualsiasi cosa e tramite qualunque mezzo, mentre non esistono religioni che ingeriscono negli affari di stato, che è pienamente laico. Le tasse sono pagate da tutti in modo equo e proporzionale al proprio reddito. Il welfare è ottimo e garantisce servizi essenziali alla popolazione.
Il sistema mediatico e quello relativo alla pubblica istruzione non mirano a plasmare i giovani in base agli stereotipi collaudati del tronista e della sgavettata da balletto che poi intraprende la carriera politica. L'informazione non risulta affatto condizionata da chicchessia.
Insomma, in Italia tutto va bene e nulla necessita di cambiamenti repentini o urgenti.

In questo caso bisognerà attendere che la Verità, l'unico referente che potrebbe sentirsi offeso dal succitato articoletto, presenti alla nostra redazione un reclamo in cui si dichiara il contenuto del pezzo come lesivo della propria immagine; entro 48 ore noi dovremo dunque pubblicare una rettifica volta a contestare o smentire ciò che abbiamo affermato, anche se, eventualmente, fossimo in grado di dimostrarne l'attendibilità.
Noi, tuttavia, dubitiamo che la Verità, qualora entrasse davvero in vigore il Ddl 1415-A, si farebbe avanti per rivendicare il “diritto di rettifica”. Anch'essa, insieme alla Libertà, alla Coerenza e allo Spirito Critico, sembra aver lasciato l'Italia alla ricerca di posti migliori.

martedì 7 giugno 2011

Il mondo finirà per idiozia?


di Natale Zappalà
Si nasconderebbe un'apocalittica pandemia, originata da un nuovo, mortifero, virus dietro l'impressionante mole di comportamenti insensati dominanti le cronache delle ultime settimane. La sensazionale rivelazione è stata annunciata dall'emerito Prof. Filippo Maria Mustazza, il più grande interprete del profeta e taumaturgo Leonzio Copronimo, un dotto bizantino vissuto nel IX sec. d.C., il quale avrebbe preconizzato la fine del nostro mondo nell'anno 2011.
Nessuna apertura di sigilli, nessuna collisione con pianeti o meteoriti, niente diavoli o anticristi: secondo il Copronimo, il nostro pianeta collasserà in seguito alla diffusione di un morbo letale, che indurrà le fonti vitali della Terra all'autodistruzione. Il Prof. Mustazza, sulla base dell'analisi storico-filologica condotta sulle Sykonikà, il celebre poema con struttura piramidale composto dal Copronimo, ha individuato nella cosiddetta «idiozia contagiosa» il male oscuro che condurrà il mondo alla rovina. Di seguito il frammento esaminato dall'insigne studioso (Leon. Copron., Sykonikà, 69, versetto ventordici):

Venti dracme il leone di Britannia
ruggirà come tributo nuziale.
Le plebi impazziranno e Apollo si oscurerà,
Oceano seccherà e le stelle cadranno per disperazione
settemilacinquecento anni dopo Adamo
quando, nella terra di Taras, al villico divenuto eroe
saranno concessi culti e corone
e gli atleti menzogneri del circo
non negheranno l'evidenza.

Secondo la tesi del Mustazza, questo criptico passo descriverebbe la pandemia ormai in atto, offrendo inoltre dei precisi riferimenti cronologici, dal momento che il 7519º anno dalla nascita di Adamo (così i bizantini computavano gli anni al tempo di Leonzio Copronimo) corrisponde esattamente al nostro 2011.
Il «leone di Britannia» che esige «venti dracme come tributo nuziale» sarebbe da spiegare con la recente notizia relativa alla mostra allestita dai Windsor, la casa regnante inglese, nel corso della quale i visitatori potranno ammirare, pagando venti euro a persona, nientemeno che l'abito nuziale indossato da Kate Middleton, sposa del principe William.
Il «villico divenuto eroe», al quale «saranno dedicati culti e corone nella terra di Taras», si identificherebbe con Michele Misseri, che vive effettivamente ad Avetrana, in provincia di Taranto (l'antica città di Taras), l'unico reo confesso, accusatosi di un orribile omicidio, non soltanto rimesso in libertà, ma in grado persino di piazzarsi sulle reti nazionali (dietro lauto compenso?) per spiegare le modalità dell'uccisione e dell'occultamento del cadavere di Sara Scazzi salvo poi cambiare versione per l'ennesima volta. D'altro canto, l'opinione pubblica italiana, invece di condannare certi comportamenti obbrobriosi, no fa che parlare di «zio Michele» e, la scorsa domenica, due «turisti dell'orrore» hanno suonato il citofono di casa Misseri sperando in un autografo. Se non è idiozia contagiosa questa...
Gli «atleti menzogneri del circo», infine, sarebbero quei giocatori di serie B coinvolti, nei giorni scorsi, nell'ennesimo scandalo-scommesse. Uno di essi, Vittorio Micolucci, interrogato dalle autorità, ha candidamente ammesso di aver accettato dei soldi per combinare il risultato di una partita della sua squadra, l'Ascoli, ma lui, alla fine, aveva giocato bene, come al suo solito, rinunciando a una forte somma. Come dire, attestare l'esistenza delle porcherie all'interno mondo del calcio per poi cercare di dimostrare che tutto viene messo in secondo piano dalle virtù agonistiche del singolo. In dialetto reggino il tutto si riassumerebbe nella frase «Sa vulivunu 'mbiscari, ma ieu sugnu troppu forti!» (Avrebbero voluto combinare la partita, ma io sono troppo forte!). Anche questa un'idiozia bella e buona, a prescindere dalla supposta concordanza col frammento di Leonzio Copronimo.
In definitiva, la teoria del Prof. Mustazza sembra fondarsi su basi intepretative solide. Comunque sia, Leonzio Copronimo non appare meno attendibile di altre, sedicenti, figure di profeti come Nostradamus, Mamma Shipton o Malachia. Né tantomeno potrà mai essere discussa l'evidente proliferazione dell'idiozia contagiosa in seno alla società contemporanea, anche se pare che essa piaccia soprattutto ai bambini, specie per il roseo futuro che sembra aspettarli seguendo tale scia.
Insomma, se Copronimo e quindi Mustazza dovessero aver ragione, non ci resterebbe altro che pregare l'antichissimo animale totemico, invocato nelle opere del sapiente bizantino come l'unico rimedio ai mali di cui soffrirà il mondo: la crapa preistorica da corsa.

APPENDICE

Copronimo, in greco, significa «nome di cacca».
Sykonikà, in greco, significa «cose inerenti l'apparato genitale femminile».
Risulta vero che i Bizantini computavano gli anni a partire dall'età di Adamo, così come Taras era il nome greco di Taranto.
Il passo di Leonzio Capronimo, inventato dall'autore dell'articolo, è ispirato alle non meno stupide quartine di Nostradamus.
Il numero ventordici non esiste.
Non esiste il Prof. Filippo Maria Mustazza, né il morbo dell'idiozia contagiosa, anche se su quest'ultima affermazione, viste le recenti vicende, non siamo sicuri.
L'articolo soprastante, ovviamente, non è affatto veritiero, seppur animato da una cruda satira della società contemporanea. Ogni riferimento a previsioni, profezie, vaticinii o segreti di Fatima è puramente casuale.
Le uniche cose vere, purtroppo per noi, sono le notizie di cronaca riportate supra.

domenica 5 giugno 2011

Quel 12 giugno di sei anni fa...


di Natale Zappalà
Pochi italiani ricorderanno che nei prossimi giorni, il 12-13 giugno 2011, ricorrerà un anniversario particolare: esattamente sei anni fa l'elettorato veniva chiamato alle urne in occasione del Referendum abrogativo sulla legge n. 40 del 19/2/2004, “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”, distinto in quattro quesiti:

  1. procreazione medicalmente assistita – limite alla ricerca clinica e sperimentale sugli embrioni – abrogazione parziale;
  2. procreazione medicalmente assistita – norme sui limiti all'accesso – abrogazione parziale;
  3. procreazione medicalmente assistita – norme sulla finalità, sui diritti dei soggetti coinvolti e sui limiti all'accesso – abrogazione parziale;
  4. procreazione medicalmente assistita – divieto di fecondazione eterologa – abrogazione parziale.

Precedentemente, una coalizione composta da Radicali Italiani, Associazione Luca Coscioni, Democratici di Sinistra, Socialisti democratici italiani, Rifondazione Comunista e alcuni esponenti di centro-destra (nuovo PSI, il Partito Repubblicano e il forzista Alfredo Biondi) aveva ottenuto dalla Corte di Cassazione l'ammissibilità di quattro quesiti di abrogazione parziale della legge, mentre veniva sancita l'inammissibilità del quesito di abrogazione totale, raccogliendo più di un milione di firme. Il «fronte del sì» mirava sostanzialmente a:

  • garantire la fecondazione assistita non solo alle coppie sterili ma anche a quelle affette da patologie geneticamente trasmissibili;
  • eliminare il limite di poter ricorrere alla tecnica solo quando non vi sono altri metodi terapeutici sostitutivi;
  • garantire la scelta delle opzioni terapeutiche più idonee a ogni individuo;
  • dare la possibilità di rivedere il proprio consenso all'atto medico ogni momento;
  • ristabilire il numero di embrioni da impiantare.

Il 12-13 giugno 2005 solo il 25,9 % degli aventi diritto si reca a votare: il quorum non viene raggiunto anche perché il «fronte del no» – guidato dal comitato “Scienza & Vita” – si fa portavoce di una massiccia campagna promozionale inneggiante all'astensionismo, coadiuvato dalla Chiesa Cattolica, in particolare dal Card. Camillo Ruini, allora presidente della CEI, che non perde occasione per invitare – cripticamente, è chiaro – l'elettorato cattolico a disertare le urne, in quanto «è inutile inseguire cambiamenti della legge in Parlamento poiché bessuna modifica apporterebbe miglioramenti alla legge 40/2004, la quale salvaguarda principi e criteri essenziali».
A distanza di sei anni, nonostante il non raggiungimento del quorum, le coppie italiane, anche se cattoliche, non esitano a recarsi presso prestigiose cliniche estere, soprattutto a Barcellona, per sottoporsi a terapie di procreazione medicalmente assistita non consentite all'interno del Belpaese. Il Referendum abrogativo del 2005 è costato allo Stato Italiano qualcosa come 364.819,450 euro.
Sarebbe bastato, in omaggio ai dettami della democrazia diretta, che quella vasta porzione di cittadini pregiudizialmente contraria ai quesiti referendari del 2005, si fosse recata a votare per il NO, attendendo poi gli esiti del computo delle preferenze basati sul principio della maggioranza semplice anziché affidarsi a una normativa – quella che regola il quorum referendario in Italia – fallacea e liberticida. Sarebbe bastato riflettere sui principi di tutela della diversità confessionale che dovrebbero vigere all'interno di uno stato laico. Sarebbe bastato assolvere coscientemente e coerentemente il diritto-dovere di ogni elettore italiano: quello di recarsi sempre e comunque a votare. Per non dimenticare.

venerdì 13 maggio 2011

Bagnarese: la vittoria di un'idea


di Natale Zappalà
(foto di Vincenzo Laurendi)

I ragazzi non troppo giovani riescono ancora a ricordare quei tempi in cui, a Bagnara, trascorrere la domenica pomeriggio al campo sportivo rappresentava la consuetudine e non l'occasione. La pay-tv appariva ancora come un costoso lusso agli esordi, e l'unico modo per conoscere i risultati della Serie A era quello di affidarsi alla voce roca di Sandro Ciotti sulle frequenze radiofoniche di "Tutto il Calcio minuto per minuto".
Sembra il ritratto di un'epoca remota, ma in realtà si sta raccontando di diciotto/venti anni fa. La Bagnarese e le gesta dei Musumeci, di Cotroneo, di Morello o Lombardo costituivano spesso il primo approccio di noi bimbi all'affascinante realismo di un calcio giocato costellato da polveroni di sabbia dispersi nell'aria a ogni contrasto, divise invernali indossate per una stagione intera e poi lanciate in tribuna alla fine dell'ultimo turno casalingo, la gassosa all'intervallo da compare Ceo. Il Comunale sempre pieno esplodeva di gioia quando i biancazzurri segnavano il goal decisivo tra il tripudio di mille voci deliranti per quella rete metallica che finalmente si gonfiava davanti ai loro occhi.
Oggigiorno è tutto cambiato: il grande calcio dei diritti televisivi e dell'alta definizione ha indubbiamente sottratto interesse e magia a quello dilettantistico fatto di lacrime e sudore versati sul campo irregolare di periferia. Fino all'anno scorso il Comunale era solo un pallido ricordo di ciò che fu. La Bagnarese? Meglio osservare comodamente seduti in poltrona l'occhio indiscreto del cameraman che immortala le imprecazioni dell'allenatore multimilionario già accordatosi – con tanto di inevitabile aumento a dismisura dell'ingaggio – con un'altra squadra per la stagione successiva. Meglio rivedere tutti i goal in qualsiasi istante, semplicemente premendo il tasto verde del telecomando.
Il giro d'affari delle serie minori si è drasticamente ridotto di conseguenza. Molte piccole società sono scomparse perché nessun privato intende più investire a fondo perduto per regolarizzare l'iscrizione in Promozione o in Eccellenza. È la dura legge del divenire economico: il calcio dilettantistico sembrava aver perso la sua scommessa con la Storia.
Sono bastati l'entusiasmo, il coraggio e la lungimiranza di una dirigenza giovane per escogitare la formula innovativa del successo. Niente più compensi o premi-partita: si gioca per puro divertimento, onorando la maglia con il cuore. I ragazzi di Enzo Musumeci hanno rivelato a tutti noi il segreto per rievocare quei perduti pomeriggi di un'altra era, quando il Comunale si tramutava nel Teatro dei Sogni e le folle osannavano quegli undici, piccoli, eroi che inseguivano la sfera.
Questo scenario ha dominato tutta la scorsa stagione calcistica a Bagnara; e tutto il territorio reggino parlava degli autobus carichi di tifosi in trasferta, di bandiere e striscioni, di giovani talenti e vecchie glorie uniti per raggiungere l'agognato traguardo della salvezza.
Abbiamo fallito i play-out, ma chissenefrega: una sconfitta non può bruciare quando vince l'idea. E l'idea portata avanti dalla Bagnarese sarà per forza di cose discussa, ammirata, imitata all'interno del circuito provinciale sportivo negli anni che verranno.
Il calcio dilettantistico per sopravvivere ha bisogno di questo: dedizione, sacrificio, passione, senza sprechi di risorse. Quando tutte le altre squadre seguiranno tale modello, nulla potrà togliere alla Bagnarese il vanto di averne forgiato la tradizione.

mercoledì 11 maggio 2011

Il trionfo delle bufale apocalittiche

di Natale Zappalà
Dedicato a tutti i boccaloni
che hanno creduto alla profezia
del sisma romano addì 11/5/2011

Da Costaviolaonline.it 11/11/2009:

Le ansie millenaristiche – ossia i timori di una prossima fine del mondo, spesso elaborati in forma di profezia – hanno spesso condizionato, nel corso della Storia, gli iperterriti creduloni. Molti pretesero di individuare in Silvestro II – al secolo Gerberto di Aurillac (950-1003 circa), il papa dell'anno Mille – l'Anticristo descritto dall'Apocalisse (pseudo) giovannea, solo perché si trattava di un uomo dottissimo e integerrimo – era un profondo conoscitore della cultura greca e di quella araba –, vissuto in un'epoca caratterizzata dalla frequente inadeguatezza dei pontefici, per lo più ignoranti e pervertiti da competizione (molti di essi conducevano vite dissolute, con figli e concubine al seguito che talvolta si ingerivano negli affari dello Stato della Chiesa, come l'ex prostituta Marozia, amante di Sergio III e madre di papa Giovanni XI).
Il mondo continuava tuttavia ad esistere, in barba al moltiplicarsi di profezie e vaticinii vari, sia dopo l'anno Mille, sia allo scoccare di ulteriori date, ogni volta additate come le tappe finali del destino dell'umanità: il 1300, il 1500, il Concilio di Trento, la Rivoluzione Francese e il 1999. Periodicamente, nelle città comparivano folte processioni di «flagellanti», uomini e donne penitenti che si infliggevano ogni sorta di auto-tortura al fine di espiare i propri peccati nell'attesa della prossima fine del mondo.
Le banche-dati da cui attingere o adattare vecchie e nuove profezie erano, di norma, il libro di Daniele, quello di Isaia e – soprattutto – l'Apocalisse, il celebre testo neotestamentario prodotto da una setta ebraico-cristiana nella prima metà del II secolo d.C. e falsamente attribuito all'apostolo Giovanni. Un'opera letteraria che trova significativi termini di paragone con testi apocrifi ebraici del passato, anch'essi basati sulla descrizione personale e visionaria di una paventata fine dei tempi a breve termine.
L'ampliamento delle conoscenze culturali coincise con la divulgazione delle teorie di nuovi e sedicenti "profeti" come Malachia, Gioacchino da Fiore, Mamma Shipton o il celeberrimo Nostradamus. Si tratta di autori a dir poco inattendibili, che godono tuttora di grande popolarità presso i posteri, grazie soprattutto all'infaticabile opera di divulgazione dei soliti scrittori ciarlatani, pronti a strumentalizzare per fini editoriali l'avida sete di misteri e verità occulte propria di una sempre più ampia fascia di pubblico; lo stesso pubblico che ha finanziato l'arricchimento di un romanziere sostanzialmente mediocre come Dan Brown.
Il trucco consisteva spesso nel comporre – è il caso delle quartine di Nostradamus – dei versi astrusi, al limite dell'incomprensibile, colmi di sventure e avvenimenti infausti in grado di sconvolgere la mente di un uomo del '500 (scismi religiosi, morti di papi e imperatori, pestilenze e invasioni turche). Ogni lettore, specie se disinformato in merito alla fisionoma storica di Nostradamus, leggendo questi versi, sulla base della propria estrazione culturale, sociale, geografica, può sostanzialmente ricavare ciò che vuole.
A riprova di ciò, ecco che persino il sottoscritto riesce a ricavare una profezia post-eventum interpretando una quartina di Nostradamus (Centurie, VI, 97): nella fattispecie, preconizzerò il celebre e sanguinoso attacco terroristico al Word Trade Center dell'11 settembre 2001:

Cinque e quaranta gradi il cielo brucierà
il fuoco si avvicinerà alla grande città nuova,
in un istante la larga fiamma farà un balzo
quando si vorrà far prova dei Normanni.

La città nuova (New York) si trova fra il 40° e il 45° parallelo; l'attacco avviene, in un istante, dal cielo che brucerà (i velivoli dirottati dai terroristi colpirono all'improvviso i due grattacieli). Quanto all'ultima frase – quando si vorrà far prova dei Normanni – posso benissimo arrampicarmi sugli specchi, spiegando il riferimento astruso agli Uomini del Nord nel senso di un mezzo di pressione psicologica (quando si vorrà far prova), volto ad impaurire con l'arma del terrorismo la società capitalistica nord-occidentale. Su illazioni come questa si fondano effettivamente le fortune editoriali dei moderni interpreti dell'astronomo francese.
Oggi, il pubblico è alla mercé della "profezia dei Maya", che prevede una "data di scadenza", per il nostro pianeta, fissata al 21/12/2012, sulla base dei calcoli astronomici effettuati dall'antico popolo americano. Se solo si prestasse attenzione agli studiosi di mestiere – e non ai buontemponi in cerca di successo mediatico e materiale, avvalorati dalle attenzioni che gli rivolgono programmi televisivi mediocri e speculatori hollywoodiani– si comprenderebbe immediatamente la colossale bufala di cui si tratta.
I Maya utilizzarono infatti diversi tipi di calendario; quello in questione, il Lungo Computo, si basava su una concezione ciclica del tempo, laddove la fine dell'ultima era coincide col 21/12/2012. Una data che rappresenta nient'altro che la fine di un ciclo e l'inizio di quello successivo. Non c'è alcuna profezia: si tratta di un banale calcolo cronologico. Per il resto – gli allineamenti planetari, le comete o le collisioni fra corpi celesti dai nomi esotici (Nibiru) che si leggono su Internet – basta recarsi presso un comune osservatorio spaziale per rendersi conto dell'assoluta infondatezza delle suddette teorie.
Insomma, il mondo, probabilmente, non finirà nel 2012, così come non è finito nel 1000 o nel 1300. L'unico modo per prevenire le REALI catastrofi verificabili, è quello di iniziare ad avere più rispetto nei confronti dell'ambiente in cui viviamo, adottando una visione ecologicamente sostenibile del rapporto fra progresso e pianeta; anche perché, credere in queste balordaggini, è una grave offesa alla presunta superiorità intellettuale degli umani sugli altri esseri viventi e nei confronti della natura che lo circonda.