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giovedì 1 dicembre 2011

Religione? Scienza? O entrambe?


di Manlio Adone Pistolesi

I primi uomini dovettero affrontare varie difficoltà. Alcuni fra i più noti filosofi greci e romani si interrogarono sul perché Dio non ci dotò di artigli, zanne, velocità ecc... Ma oggi, dopo una breve evoluzione, possiamo rispondere dicendo che Dio ci ha dotato dell'intelligenza, la quale ci ha permesso di dominare il mondo conosciuto fino ad ora. Proprio l'intelligenza é una delle caratteristiche che ci contraddistingue dagli animali. All'inizio però, forse per la paura che i nostri antenati avevano verso l'ambiente circostante, l'unica spiegazione che il nostro intelletto poteva dare riguardo i fenomeni naturali fu la manifestazione di qualche essere soprannaturale: gli dei.
Dall'Africa alle Americhe, dall'Oceania all'Eurasia ogni popolazione aveva i propri dei, con diversi poteri e caratteristiche. Le prime religioni, che credevano in una pluralità di dei, erano solo dei tentativi da parte del nostro cervello di spiegare fenomeni all'apperenza strani e pericolosi: tempeste, terremoti, esplosioni vulcaniche, frane ecc.... Le diverse poleis greche, in particolare, consideravano la loro religione politeista un esempio di civiltà. Infatti le loro divinità, con sembianze umane, dovevano rispiecchiare la "società-tipo" greca. Non dobbiamo però dimenticare che ogni dio aveva i suoi difetti, che a loro volta rappresentavano le pecche del genere umano.
Uno "strappo alla regola" fu attuato da una piccola nazione, esistente ancora oggi. Il popolo israelita all'epoca differiva dalle altre popolazioni residenti in Asia minore soltanto per via della religione: essi credevano in un solo Dio, Jahvé. Ma questo piccolo Stato fu presto conquistato dalle popolazioni confinanti, gli israeliti furono costretti alla diaspora, ovvero ad una dispersione.
Tornando ad oggi, si nota una netta prevalenza delle religioni monoteistiche, che professano la credenza in un unico dio. Quindi, come tutto ciò che conosciamo, anche la religione ha avuto una sua "evoluzione".
Ma come é arrivata fino a noi la religione monoteista? Con la conquista romana del Medio Oriente tutte le popolazioni che prima si erano combattute una contro l'altra ora si trovano sotto la stessa bandiera: le guerre non sono più necessarie, anche perché Roma trattava gli stati conquistati con una certa tolleranza per evitare che un'ipotetica ribellione interna causasse il tracollo dell'impero, come era successo agli Assiri qualche migliaio di anni prima. Gli ebrei che erano rimasti cercarono di diffondere la loro dottrina ma senza successo dato che erano circondati da pagani. La religione cristiano-cattolica crede nella venuta di un Messia, Gesù Cristo, il figlio di Dio, che ha eliminato il peccato originale.
Questa nuova religione conquistava il mondo intero con i suoi ideali e le sue promesse, ma allo stesso tempo eliminava le religioni pagane che dall'inizio avevano influenzato la concezione umana della natura. Ciò aprì tuttavia anche una nuova strada, meglio conosciuta come Scienza. Infatti, se ora la religione spiegava che esisteva un solo Dio, molti eventi e fenomeni naturali rimanevano senza una spiegazione "logica". Un esempio è costituito dai temporali, che secondo gli antichi erano scaturati dal martello del dio vichingo Thor, oppure le eclissi lunari e solari, provocate dalle fauci di un enorme lupo nel cielo che inghiottiva i due astri.... Nonostante gli antichi matematici, scienziati e filosofi fu la religione a creare la scienza moderna.
L'impero romano lasciò in eredità all'Occidente la religione cristiano-cattolica. Dopo il Medioevo, la civiltà umanistico-rinascimentale rappresentò appunto una "rinascita" delle scienze e delle arti. Ma tutte le nuove scoperte relative alle scienze naturali, vecchie o nuove, come ad esempio l'eliocentrismo, furono avversate dalla Chiesa, che interpretava la Bibbia come un testo scientifico.
Gli illuministi del '700 incarnavano l'ideale di Scienza tanto osteggiato dalle gerarchie ecclesiastiche, con le loro tesi e le loro leggi costoro mettevano a rischio la veridicità del Papato. Non mancarono le persecuzioni.
Secondo me, uno dei più grandi scienziati che sia mai esistito fu Charles Darwin, autore del libro "Origine ed evoluzione delle specie". In questo testo Darwin spiega come ogni animale, compreso l'uomo, abbia seguito un'evoluzione lunga e diversificata. Lo scienziato non perse mai la fiducia nella fede, se non alla morte della moglie. Nel corso del libro non nega alcuno dei dogmi cattolici, ma specifica che la Terra e l'Universo non sono una "diretta" Creazione di Dio.
Personalmente io credo nella conciliazione fra Scienza e Religione. D'altronde perché non ci potrebbe essere un Dio che "spinga" l'Universo? Scienza e Religione potranno mai andare d'accordo? O una riuscirà a distruggere l'altra?

lunedì 14 novembre 2011

A CACCIA DI LUOGHI COMUNI: breve storia delle dissimulazioni religiose al potere

di Natale Zappalà (*)


Le religioni per così dire statali (quelle istituzionalizzate, o comunque percepite come “ufficiali” all'interno di un gruppo umano) hanno sempre svolto, da un punto di vista strettamente politico, il delicato ruolo di inquadrare il corpo civico, tenendone a freno e condizionandone il pensiero, attraverso ciechi dogmatismi o formalismi meccanici. D'altro canto, gli uomini di potere, consci di tale pregevole valenza, hanno sempre saputo celare dietro uno spietato pragmatismo un'ipocrita apparenza di pietas; in altre parole, mostrandosi ligi nel seguire ideologie, prescrizioni e ritualismi delle religioni tradizionali agli occhi del popolino, nel privato se la ridevano dell'ignoranza e della creduloneria della gente comune.
Tanto per fare qualche esempio illustre, nell'Egitto della XVIII Dinastia (XIV sec. a.C.), il faraone Akhenaton inventò la prima forma documentata di monoteismo, il culto del disco solare Aton, soprattutto per sottrarre alla casta scribo-sacerdotale devota di Amon-Ra (il sole mitologico) il prestigio derivante dal monopolio delle pratiche religiose connesse con templi, sacrifici e offerte. Questioni politiche ed economiche dunque, sapientemente mascherate dal ricorso all'ultramondano.
All'interno del mondo greco-romano la religione – il cui ciclo di festività aveva anche la funzione di scandire il tempo e ricompattare le cittadinanze attraverso processioni o banchetti rituali – si risolveva essenzialmente in un legame contrattuale fra uomini e dei: i primi onoravano i secondi, riservandogli l'onore (timé) che gli spettava, il tutto al fine di scongiurare un ipotetico castigo divino; questo, almeno, era quello che credevano le masse. Tale aspetto prettamente ritualistico induceva tutti coloro che avvertivano l'esigenza di intrecciare rapporti più “spirituali” con il mondo soprannaturale, rifugiandosi in culti maggiormente coinvolgenti come quelli misterici, durante i quali i fedeli ritenevano di instaurare un contatto diretto (detto di sympatheia, «patire insieme») con la divinità. Ciò non impediva a personaggi autorevoli come Alcibiade nell'Atene del V sec. a.C. di sbeffeggiare i celebri misteri eleusini, parodiando in casa propria quelle stesse cerimonie, per altro segretissime e aperte ai soli iniziati, in cui i suoi concittadini mostravano di credere così sinceramente.
Ma il primo posto nella speciale classifica dei grandi dissimulatori religiosi dell'antichità spetta sicuramente a Giulio Cesare, capace di conciliare una spiccata e snob laicità fattuale con l'esercizio della massima autorità sacrale romana, il pontificato massimo. In un contesto dove ogni azione pubblica era accompagnata dall'esecuzione di riti beneaguranti, gli auspicia, fu capace, quando inciampò malamente sbarcando in Africa durante la guerra civile, di volgere in positivo il presagio funesto, gridando: «Teneo te, Africa!» («Ti tengo, Africa).
L'avvento del cristianesimo non mutò l'atteggiamento degli uomini di potere: Costantino ne liberalizzò il culto per convenienza politica, avendo scorto nell'organizzazione ecclesiale, naturalmente gerarchizzata e dotata di un controllo capillare sul territorio, un efficace potere suppletivo delle autorità municipali romane in decadenza.Tuttavia, il buon imperatore non ne volle mai sapere di battesimo, se non in punto di morte e, per di più, ricevendo il sacramento da un vescovo ariano, un “eretico” per la Chiesa di Roma.
La lista degli aneddoti sulle dissimulazioni religiose dei potenti sarebbe troppo lunga se si enumerassero tutti i casi che affollano la Storia. Basterà, limitandoci alla Storia dell'Occidente e alla categoria dei papi, precisare che molti di essi, specie i più dotti (come Silvestro II, il “papa-mago” dell'anno Mille o Pio II, al secolo l'umanista, nonché autore di racconti erotici, Enea Silvio Piccolomini), furono tacciati di “ateismo”, proprio perché, al riparo delle esigenze spirituali delle moltitudini, se ne ridevano di dogmi e prescrizioni. Per non parlare poi di tutti quei pontefici – da Bonifacio VIII ad Alessandro VI, i riferimenti pullulano – che fornicarono, procrearono, specularono, raccomandarono e, soprattutto, strumentalizzarono politicamente il proprio primato sui cattolici, con buona pace della povertà evangelica, dei dieci comandamenti e di tutte le norme alle quali i fedeli erano invitati a conformarsi; «fa' come il prete dice, e non come il prete fa!», il motto è azzeccatissimo. Persino oggigiorno i beninformati sono pronti a giurare che nel segreto delle stanze vaticane il teologo Benedetto XVI la pensi diversamente da ciò che sostiene in pubblico circa la transustanziazione, l'omosessualità, il celibato dei preti, i rapporti sessuali prematrimoniali o sull'uso del preservativo.
Un uomo di potere, se si mostra “pio” risulta sovente bene accetto agli occhi del popolo, e questo a prescindere dal ruolo che egli ricopre; non a caso i capi di stato sono soliti farsi riprendere dalle telecamere quando vanno in chiesa o in moschea. Insomma, la Storia non è cambiata, e come sosteneva il cardinale Richelieu «saper dissimulare è la scienza dei re»; specie quando si tratta di religione, aggiungiamo noi.

(*) Fonte: www.natalezappala.it