SU QUESTO BLOG NON SI PUBBLICANO COMMENTI ANONIMI

venerdì 24 settembre 2010

Lo studente critico, il docente e l'apparente immortalità del sistema

di Natale Zappalà

Voci coraggiose e solitarie nella marmaglia desolata dei giovani studenti spesso si levano per rivendicare il diritto di conoscere, la voglia di fugare i dubbi con le domande, l'esigenza di vivere un'età scolastica che sia libera dal nozionismo, dalla numerologia e dalle graduatorie, dalle scartoffie burocratiche altrimenti imperanti in base ai criteri sui quali oggi si fonda la pubblica istruzione italiana.
Ebbene, queste voci di dissenso, con buona pace dello spirito critico a cui dovrebbe ispirarsi ogni metodo educativo o formativo, vengono spesso messe a tacere, al pari delle eresie negli ambienti religiosi. Censure facilitate dalle condizioni di minoranza numerica in cui si muovono tali spiriti critici: così, dirigenti e corpo docente (non tutti certamente, ma in gran numero) hanno buon gioco nell'etichettare un adolescente che rifiuti di di appiattirsi nella massa come un disadattato sociale, solo perché antepone la ricerca della verità o lo scioglimento di un dubbio a quei falsi cameratismi di cui il sistema scolastico attuale costituisce il maggiore esportatore.
La frequenza con la quale si tende a spegnere le manifestazioni di protesta al dogmatismo induce a pensare che in realtà, dietro la quotidianità della singola aula e del singolo istituto, si celi qualcosa di programmatico, delle linee generali di condotta promanate dall'alto, a cui si ispirano la gran parte dei dirigenti (quelli che una volta si chiamavano presidi, ma che con l'autonomia scolastica sono stati trasformati in delle specie di managers, sebbene i malridotti bilanci della maggioranza degli istituti della penisola la dicano lunga sulla buona riuscita dell'esperimento) e dei professori.
Si sa, la scuola pubblica occupa cospicua parte del processo di formazione culturale di un giovane, almeno tredici anni di vita vissuta. Ne consegue che, sfornare migliaia di diciottenni istruiti a colpi di quiz a risposta multipla, manuali inattendibili di luoghi comuni e frasi fatte, iper-tecnicismi o laboratori di balletti e recitucchiole senza senso, deliri di PON, POF, GRAWL, MEGA TEST DI KAZ e CCT (salute, se l'ultima sigla citata era uno starnuto! Provate a leggere i piani di offerta formativa di un qualsiasi istituto superiore, vi troverete acronimi a iosa, probabilmente coniati allo scopo di non spiegare nulla a coloro che magari vorrebbero sapere cosa diavolo studino gli studenti!), facendogli credere di essere preparati solo perchè, a fine corso, ritirano un pezzo di carta-bollata attestante la raggiunta MATURITÀ, equivale a plasmare generazioni di ignoranti patentati. Brillanti diplomati che poi guarderanno determinati programmi televisivi, compreranno giornali scandalistici, acquisteranno solo certi prodotti imposti dalla pubblicità, voteranno secondo precise ideologie. Ragazzi avvinti ai modelli propugnati dalla società odierna – tronisti, veline e sgavettati vari – senza il minimo rispetto della COERENZA, senza la minima propensione a mettere in discussione lo status quo.
Un sistema scolastico che mira dunque ad introdurre altri zombie schiavizzati all'interno di una società che, paradossalmente, sembra fare acqua da tutte le parti. Sembrerebbe autolesionismo, eppure esistono valide spiegazioni a tale oscurantismo evidente.
Il segreto è che, facendo proliferare le capre, si legittima l'indispensabilità dei pastori. Ciò significa che allevare i giovani a perseguire falsi valori o false dottrine, significa preservare tutti coloro che si trovano nella stanza dei bottoni, i quali godranno della percezione errata di essere immortali, universalmente necessari ed onnipotenti.
Ecco perché illustri cattedratici ottuagenari non esitano a minimizzare situazioni altrimenti drammatiche quali la vanità, l'inutilità e la deriva morale (morale in senso laico, si intende) del giovane-medio, capace di preservare la portata del ciuffo di capelli piuttosto che la propria dignità di essere vivente e pensante (la scorsa settimana, la celebre trasmissione televisiva “Le Iene” ha divulgato un interessante servizio in proposito). Ecco perché, nel loro piccolo, molti docenti tendono a tacciare le voci minoritarie di dissenso: ogni manifestazione di criticismo è un'aperta minaccia ad un sistema che garantisce la sopravvivenza di pochi sulle spalle dello stillicidio culturale dei molti.
Poco importa se, quando questi furboni moriranno – vivaddio, docenti, dirigenti, politicanti, chierici e checchessia sono umani anch'essi – la società che avranno contribuito decisivamente a forgiare sarà un puzzolente acquitrino di apparenza priva di sostanza: l'importante sarà stato cibarsi di potere e di altrui volontà, senza pensare a chi verrà dopo di loro.
Fortunatamente, per quanti manuali, scartoffie od accuse di disadattamento, il sistema riuscirà a produrre, la verità è che il criticismo non potrà mai essere debellato e le voci di minoritarie dei ragazzi coscienziosi continueranno a levarsi, al di là dell'imbecillità di chi pretende di inquadrarli entro categorie sterilmente demagogiche. E se davvero un giorno le cose cambieranno, sarà la Storia sovrana a condannare queste pantomime della pedagogia all'eterno ridicolo, per mezzo di un'inestinguibile damnatio memoriae fatta di pernacchie.

Nessun commento:

Posta un commento